Roberto Del Bianco vive a Rimini, è un informatico, grande appassionato di sport, maratoneta incallito e da qualche anno è anche un apprezzato fotografo sportivo. Si è specializzato nel triathlon, costruendo un proprio stile, andando oltre il semplice scatto sportivo da copertina.
Il suo credo è: «Il mezzo non è importante, ciò che vedo sì»
Due suoi scatti sono recentemente stati selezionati per la 1^ edizione della Triennale della Fotografia Italiana, organizzata a Venezia dall’11 novembre al 9 dicembre 2017. Le due fotografie fanno parte del lavoro “Il mare lontano dalla stagione”, un progetto a lungo termine che ha come obiettivo quello di raccontare il mare fuori dalla stagione estiva, un luogo sinonimo di estate, ma che ha una sua identità anche durante le altre stagioni.

Roberto ha un rapporto molto stretto con Magraid, avendolo prima corso, conquistandosi il titolo di “magraider”, e successivamente fotografato, prendendo parte al workshop fotografico organizzato per l’edizione del 2015.
Ecco il racconto della sua esperienza a Magraid.
«Ho preso parte alla 100km di Magraid nel 2014. Venni a conoscenza dell’evento grazie alla trasmissione Correndo per il Mondo, andata in onda su Rete4. Ne rimasi subito affascinato: una gara così unica, 100km, 3 tappe, 3 giorni sempre insieme agli altri partecipanti. Decisi di correrla e così nel 2014 divenni un magraider. Ad oggi, la gara più bella a cui abbia mai partecipato: luoghi incredibili, organizzazione perfetta, la vita del campo, il rapporto con gli altri magraider. Definirla gara non basta: è un’esperienza di vita.

Nel 2015 partecipai così anche al workshop organizzato durante Magraid dal Circolo Fotografico Cordenonese. Ero alle prime esperienze nel campo della fotografia sportiva e non mi feci scappare l’occasione. Ringrazio ancora Sergio Vaccher, “IL” fotografo di Magraid, per gli insegnamenti ed i consigli che ha fornito a noi corsisti, frutto di un amore unico per i Magredi e per la fotografia. Fu un’esperienza indimenticabile, imparai cosa vuol dire essere un fotografo sportivo. Seguivamo l’evento dalla partenza fino all’arrivo al traguardo dell’ultimo runner, cercando di raccontare Magraid in tutti gli aspetti, sotto la regia di Sergio.E poi, finita la tappa, sudato, affaticato, sporco, stanco, tornavo in albergo e mi mettevo subito a lavorare agli scatti. E finivo sempre con il sorriso e la gioia, nonostante la fatica! Da questa esperienza ho tratto insegnamenti importanti che ancora oggi applico quando fotografo un evento sportivo.
Con Stefano Tubaro, l’altro docente, imparai a “pensare” alla fotografia.
Ad andare oltre al “click”, al fatto che la fotografia si costruisce in testa e poi si scatta. Sono concetti primari perché la fotografia è democratica (chiunque può fare fotografia al giorno d’oggi), ma la vera fotografia richiede un’idea, un processo, un perché. La foto è anche arte.