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Venerdì 18 Maggio 2012
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Bresadola e Villa, una coppia particolare

L'esperienza dei due magraider

 

Tra le molte storia e vicende umane che la seconda edizione di Magraid può raccontare ce n’è una, in particolare, che colpisce immediatamente. Si tratta della partecipazione di Fabrizio Bresadola e Carlo Luigi Villa. Due atleti come altri, se non fosse che il primo, Bresadola, ha effettuato un’operazione chirurgica sul secondo. Come non bastasse, l’intervento, svolto nel 2006, ha riguardato il fegato, uno degli organi fondamentali per il metabolismo umano. In seguito alla cura, la coppia ha deciso di partecipare a Magraid come fosse una sfida. Durante l’anamnesi, infatti, era emerso che Carlo Villa già correva delle maratone prima di ammalarsi. Così, come dice lo stesso Bresadola, “la sfida era vedere se Carlo riusciva a correre lunghe distanza anche dopo l’intervento. Abbiamo poi scelto Magraid per la sua atmosfera particolare, i paesaggi e il tipo di competizione”. Tirando le conclusioni, “è stata un’esperienza molto positiva, perché il trapiantato ha raggiunto una condizione fisica più che soddisfacente. Ha corso la prima frazione, i venti chilometri che ci hanno portato dalla piazza di San Quirino al campo base del Parareit, con un buon ritmo e durante il percorso non ha avuto alcun risentimento. È questa la dimostrazione che anche un paziente che ha subito un’operazione di una certa rilevanza può riprendere non solo la vita normale, ma anche quella sportiva in maniera piena. Per la medicina attuale, il trapianto non è dunque una limitazione, ma anzi permette di condurre una vita normale”.

La loro partecipazione è ancora più straordinaria se si considera che lo stesso Bresadola è della classe del 1938 ed ha completato le tre tappe di Magraid per complessivi 88 chilometri con un tempo di 12h39m12.

L’esperienza di Bresadola e Villa verrà illustrata nel convegno scientifico che il Triathlon Team sta organizzando per il 7 novembre. In quest’occasione saranno inoltre approfonditi i risultati di uno studio, ideato dal professor Pietro Enrico di Prampero e coordinato da Stefano Lazzer, compiuto dall’Università di Udine su dodici atleti impegnati nella gara. I corridori si sono sottoposti a test prima, durante (con un’area dedicata allestita nel campo base) e al termine della gara. L’obiettivo è quello di determinare come varia il costo energetico della corsa a piedi in una gara di ultraendurance come sono i quasi 90 chilometri sui Magredi.