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Magraid, la corsa di centro chilometri nella steppa dei Magredi in provincia di Pordenone dal 17 al 19 giugno, può contare su un terreno di gara davvero unico, nel quale le condizioni cambiano di minuto in minuto, passando da una fredda pioggia a un caldo quasi africano.

Se ne è reso conto il gruppo dello staff organizzatore che ha compiuto in questi giorni la ricognizione della seconda tappa della corsa, quella più lunga da 55 chilometri. Imbarcati sul mezzo militare VM90T1 guidato con perizia dal caporal maggiore Giovanni Trivisonno (132° Reggimento Carri con sede nella Caserma De Carli in Cordenons – 132^ Brigata Corazzata Ariete) e sul fuoristrada della Protezione civile del Friuli Venezia Giulia condotto dall’ingegner Marco Tessarotto, Antonio Iossa e Paolo di Montegnacco (Triathlon Team Cordenons), Chiara Zoppellaro (Pink 4x4 Federazione Fuoristrada italiana), Marco Bertolo e Roberto Giacomin (Croce Rossa italiana), Oscar Marson e Luana Pivetta (Amici Quad Cordenons) e Pietro Luigi Fornasier (CB Maniago 27) hanno percorso tutto il tracciato da Domanins verso nord sino a guadare la distesa di sassi del greto del fiume Meduna. “Una prima parte di percorso – hanno raccontato – vissuta tra le nubi e sotto la pioggia”.

In alcuni punti gli stessi mezzi con la trazione 4x4 hanno dovuto procedere con cautela tra i sassi per evitare di rimanere insabbiati: cautele che anche i magraider, i concorrenti del Magraid, dovranno prendere. Solo che loro correranno a piedi. “Siamo poi scesi verso sud – hanno aggiunto – sino alla foce del torrente Colvera sul Meduna. Ricontrollare il percorso a distanza di un anno è fondamentale: il fiume, con le piene invernali, ha letteralmente spazzato quelli che potevano essere i punti di orientamento di 12 mesi prima, sia che fossero una roccia con una forma particolare o un albero. Abbiamo anche trovato intere porzioni di riva portate via dalle acque”.

In certi punti solo sassi e cielo: nella prossima edizione di Magraid, per recuperare eventuali concorrenti che dovessero perdersi vista la scarsità di punti di riferimento, sarà molto utile il sistema di radiocontrollo elaborato e fornito dalla Protezione civile regionale del Friuli Venezia Giulia a ogni atleta e testato nel corso della perlustrazione. “Man mano che scendevamo – hanno sottolineato dal gruppo che curerà l’organizzazione del Magraid – è spuntato il sole. Nel breve giro di pochi chilometri lo scenario è radicalmente cambiato e anche la temperatura”. Sotto il sole, si è aperta verso Vivaro la parte più propriamente steppica dei Magredi, con le piante tipiche chiamate capelli di fata a punteggiare vasti prati spontanei tra i sassi e rivoli d’acqua della zona tutelata come Sito d’interesse comunitario. A tagliare l’orizzonte le cime delle Dolomiti friulane, patrimonio dell’Unesco.

Lasciata la penisola creata dai fiumi Meduna e Cellina prima di congiungersi tra loro, il gruppo ha guadato il secondo fiume. I mezzi hanno dovuto affrontare sassi ancora più grossi, passando anche tra le carcasse di carro armato dell’ex poligono militare del Dandolo. prima di risalire le rive e l’argine, arrivando così nella verde località del Parareit a Cordenons, sede d’arrivo di tutte le tappe.

“La perlustrazione – hanno concluso – è stata utile per capire dove sistemare volontari, mezzi di soccorso e punti di controllo lungo il percorso. Per giugno tutta la “macchina” sarà a regime”.
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