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Tratto da testi di Fabian Stefano.
"Magredo” significa “terra magra”, cioè arida e povera d’acqua per la presenza dei sassi, anche se il regime delle precipitazioni rende il Friuli-Venezia Giulia la regione più piovosa d’Italia. In estate i prati aridi dei magredi appaiono brulli e bruciati dal Sole definendo un paesaggio simile ad alcune lande desolate del meridione o alle steppe continentali dell’Europa orientale.
 Foto Vaccher
I depositi ghiaiosi del Cellina e Meduna danno origine ad una serie di coni detritici che dalla base delle montagne si allargano verso la pianura. La principale fra queste strutture alluvionali è dominata dalla conoide che prende il nome dai medesimi fiumi citati in precedenza e che, con la sua ampia architettura, da Montereale Valcellina a Maniago si protende a ventaglio fino a Cordenons e Pordenone. Nelle fotografie scattate dai satelliti, essa appare come un’enorme macchia bianca al centro del territorio provinciale.
Il principale impulso alla costruzione di questo imponente materasso ghiaioso avvenne ad opera dei torrenti fluvioglaciali al termine dell’ultima glaciazione. Con il graduale innalzarsi delle temperature, i torrenti acquisirono vigore e nuova forza erosiva, alimentati direttamente dalla fusione dei ghiacciai alpini in via di scioglimento. I depositi alluvionali di questi torrenti costituiscono l’ossatura principale dell’alta pianura ed il substrato su cui si sviluppano i magredi del Cellina. Essi assumono i connotati di avanterra alpino e, per i loro originali contenuti naturalistici ed importanza ambientale, sono stati recentemente inseriti nell’elenco europeo dei “Siti di Importanza Comunitaria”, riconosciuti dall'Unione Europea.
I magredi del Cellina-Meduna si trovano nella parte occidentale dell’alta Pianura Friulana e si sviluppano su un”drappo” di terreni ghiaiosi che fascia i piedi dei monti fino al confine con la linea delle RisorgiLe ghiaie derivano dallo smantellamento millenario dei retrostanti rilievi svolto ad opera dei torrenti. Questi ultimi trasportano lontano i frammenti di roccia che strappano alla montagna trasformandoli lentamente in sassi tondi e lisci. Quando poi giungono in pianura, essi, a causa della diminuita pendenza, perdono gran parte della propria energia divenendo più pigri e liberi di divagare. Ecco che i corsi d’acqua, allo sbocco delle profonde valli alpine, abbandonano gran parte dei materiali più pesanti e grossolani sparpagliandoli a ventaglio come fa la mano libera dell’agricoltore quando semina a spaglio. Nel primo tratto di questi depositi, le acque vengono completamente riassorbite dalle ghiaie, dando origine ad un tipico paesaggio arido, privo di idrografia superficiale.
Sono certamente i sassi (claps in friulano) l’elemento più caratteristico dei magredi da cui deriva l’eccezionale singolarità di questo ambiente, il suo particolare microclima e di conseguenza il paesaggio vegetale e le componenti della sua fauna. Sono i sassi che, essendo permeabili, fanno scomparire l’acqua che poi riemerge nella zona delle risorgive.
 Foto Vaccher
Oltre che dai sassi l’ambiente dei magredi è caratterizzato da enormi praterie composte perlopiù da graminacee e piccoli arbusti come il rovo (robus), dal ranno spinello (rhamnus saxatilis) e la rosa canina. Questo aspetto steppico è causato, oltre che dal terreno sassoso, dalla rovinosa azione esercitata nei confronti della vegetazione e del suolo dalle periodiche alluvioni che in epoche storiche erano ancor maggiori. In aggiunta a questo si deve la causa dell’aspetto steppico anche all’azione di disboscamento e di pascolo dell’uomo.
Tratto da Wikipedia
Altre info www.magredinatura2000.it
LA PIANURA FRIULANA
La pianura friulana ha origini alluvionali. Si è formata in milioni d’anni grazie ai detriti derivati dal disfacimento alpino. Fisicamente è distinta in tre fasce, con decorso est- ovest: a nord c’è la fascia dei magredi, nonché l’alta pianura, al centro la stretta fascia delle risorgive, a sud la fascia della bassa pianura .
 Foto Vaccher
I MAGREDI
I magredi sono ghiaiosi. L’acqua che esce dai monti penetra subito dentro alle sue ghiaie.
“Magredi” deriva da “magro”, per la povertà del suolo, avendo solo un substrato fertile in superficie molto sottile, in cui vige estrema aridità.
Le precipitazioni atmosferiche non sono scarse, anzi, sono tra le più abbondanti in Europa, ma la ghiaia non trattiene nulla e l’acqua scompare subito nel sottosuolo.
 Foto Vaccher
I magredi sono un esempio di biodiversità ( elenco di specie viventi presenti in un determinato spazio) tra i più ricchi d’Italia. Vi si sono evolute piante dalle caratteristiche spesso singolari, perfettamente adattate all’ostilità del terreno. Per citare solo alcuni esempi ricorderemo la stipa, nonché “l’erba delle fate”, il tappeto erbaceo generale. In aprile i suoi pennacchi biondeggiano un po’ ovunque; se non piove si secca presto ed i magredi assumono una colorazione giallastra. Una pianta dal gradevole profumo di miele chiamata “Crambe tataria” è presente in Italia solo lungo il Cellina-Meduna, cresce voluminosa in pochi luoghi, è una vera “chicca naturalistica”.
Molti fiori dei magredi sono coloratissimi. Le condizioni di vita estreme impongono questa soluzione, per farsi notare quanto prima dagli insetti, responsabili della loro fecondazione.
Le fioriture più rappresentative sono l’erica, la vedovella celeste, il camedrio alpino, la dafne odorosa, l’iris, le preziosissime orchidee, le centauree...
Nei magredi non è difficile incontrare predatori in caccia, come l’aquila reale, il biancone, il nibbio bruno, il falco pellegrino, l’albanella minore e l’albanella reale...
Un tempo la prateria magredile occupava gran parte dell’alta pianura e ospitava tanti uccelli tipici oggi presenti in aree assai più limitate lungo il Cellina/Meduna ad esempio l’allodola, il calandro, l’occhione, il corriere piccolo...
I rettili e gli anfibi, pur conoscendo tempi difficili, sono ancora discretamente rappresentati nei magredi, ricordiamo il ramarro, la lucertola prataiola, il biacco, il rospo comune e quello smeraldino…
LE RISORGIVE
A sud dei magredi è presente la fascia delle risorgive. L’acqua che prima filtrava tra le ghiaie, scontrandosi con i terreni argillosi delle risorgive è costretta a risalire.
Polle, fiumiciattoli, acquitrini sono gli aspetti che caratterizzano le aree di risorgiva. Qui si formano piccoli corsi d’acqua che, convergendo insieme, a Cordenons, danno origine ad uno dei più importanti fiumi di risorgiva italiano: il Noncello .
Anche questo ambiente ha le proprie particolarità naturalistiche. Tra gli alberi merita citare il salice bianco, l’ontano, il pioppo nero, l’acero campestre, l’olmo... ed alcuni arbusti quali la sanguinella il ligustro selvatico, la lantana...
Anche nelle risorgive le orchidee sono i fiori più rappresentativi, ma non dimentichiamo l’iris, il gladiolo palustre, il giglio giallo. Le fioriture non scherzano anche nell’acqua, ne ricordiamo un paio, come il ranuncolo e l’erba scopina. Oltre le risorgive, verso il mare, il suolo diventa fertile e adatto all’agricoltura.
 Foto Vaccher
Nelle risorgive ci si può imbattere in alcuni anfibi ed in alcuni rettili, come il tritone crestato, quello comune, la bombina variegata, la rana di Lataste, le rane verdi, il rospo comune e quello smeraldino… Le biscie d’acqua e la testuggine palustre.
Tra gli uccelli merita ricordare l’ormai rara albanella minore, l’usignolo di fiume e l’usignolo comune, la cannaiola, il tuffetto e la gallinella d’acqua, il porciglione e tanti altri.
CONCLUSIONE
L’aspetto naturalistico che valorizza l’area in cui si svolge la manifestazione “Magraid” è quello steppico dei magredi, ma la contiguità con le risorgive è la peculiarità che rende l’area come una delle più ricche di natura della pianura friulana, peculiarità che, oggigiorno, merita essere conosciuta e conservata attivamente.
Associazione Naturalistica Cordenonese
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